Indice di bassa qualità dell’abitazione: ecco la situazione nelle regioni italiane

Si chiama “Indice di bassa qualità dell’abitazione” e, per l’Istat, è uno degli elementi più rilevanti nella valutazione del livello di benessere economico degli italiani. Ma per quale motivo questo indicatore è così rilevante? E come si calcola? E quali sono i valori nelle regioni italiane e nelle macro aree della Penisola? La Toscana è fra le Regioni italiane più virtuose.

indice qualita abitativa

 

Che cosa è l’indice di bassa qualità dell’abitazione

Cominciamo con una piccola introduzione didattica. Stando alle declaratorie dell’Istituto nazionale di statistica, l’indice di bassa qualità dell’abitazione è la percentuale di persone che nel nostro Paese vivono in condizioni di sovraffollamento e che presentano almeno uno tra i seguenti tre problemi abitativi: problemi strutturali della casa (ai soffitti, agli infissi, ecc.); problemi idrici (non avere bagno o doccia con acqua corrente); problemi di luminosità.

L’indicatore è, insieme ad altri 9 indici, parte integrante della panoramica analitica sulle condizioni di benessere economico degli italiani.

I dati in Italia

Secondo il report BES2016 dell’Istat, nel nostro Paese l’indice di bassa qualità dell’abitazione sarebbe tra i più alti dell’Unione Europea, con un valore medio nazionale del 9,6%, che sale all’11,8% nel Sud, è dell’8,9% al Centro e scende all’8,4% al Nord. Come a dire, pertanto, che quasi un italiano su dieci avrebbe gravi problemi abitativi, come da descrizione sopra accennata.

Se tuttavia scendiamo in un livello di maggior dettaglio, e rileviamo i valori di bassa qualità ambientale per singole regioni, ci si rende conto che il range è estremamente ampio, e varia da un minimo del 5,4% in Valle d’Aosta e in Friuli Venezia Giulia, a un massimo del 17,9% in Abruzzo.

Più nel dettaglio:

  • Piemonte 8,5%
  • Valle d’Aosta 5,4%
  • Liguria 7,7%
  • Lombardia 8,5%
  • Trentino Alto Adige 10,2%
  • Veneto 8,7%
  • Friuli Venezia Giulia 5,4%
  • Emilia Romagna 8,5%
  • Toscana 7,7%
  • Umbria 12,3%
  • Marche 12,1%
  • Lazio 8,3%
  • Abruzzo 17,9%
  • Molise 6,8%
  • Campania 13%
  • Puglia 9,1%
  • Basilicata 8,4%
  • Calabria 17,5%
  • Sicilia 10,5%
  • Sardegna 8,4%

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